Il manifesto del Coordinamento

E’ il testo miliare di ASSOFORUM nel quale sono configurati i principi ispiratori del pluralismo associativo connotativo della nostra identità.

 


  1. È in atto una trasformazione senza precedenti della società italiana. Il ricco e articolato pluralismo culturale, sociale e produttivo che ha connotato a lungo il Paese appare in declino, sollecitato da una acritica accettazione della globalizzazione e da interventi di governo ispirati alla razionalizzazione dell’esistente attraverso misure caratterizzate, spesso, da settarismo e da spirito di rivalsa.
     

  2. L’apertura selvaggia dei mercati internazionali ed il trasferimento nel campo del mercato d’impostazioni schematiche rischiano di spalancare il Paese all’invasione delle produzioni realizzate senza regole e determinano una sempre più evidente marginalizzazione a danno della piccola e media industria.
     

  3. La finanziarizzazione dell’economia, del resto, sta determinando un fenomeno del tutto atipico, con l’acquisizione da parte degli istituti di credito di partecipazioni decisive nella proprietà d’interi settori produttivi. E la compenetrazione fra banca e impresa fa saltare la concorrenza ed espone gli equilibri economici a pesantissimi condizionamenti.
     

  4. Anche il giornalismo, e in particolare l’assetto proprietario delle testate, è troppo influenzato dall’impresa e dai relativi non sempre trasparenti interessi.
     

  5. La mancanza di chiarezza nella diversificazione delle responsabilità finisce col determinare effetti negativi sul pluralismo, all’interno di una società priva di controlli democraticamente verificabili. E la crescita dell’indebitamento delle famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese, il preoccupate e per tanti aspetti drammatico fenomeno della denatalità, la crisi di identità del ceto medio, la sfiducia nelle istituzioni, la ridotta rappresentatività del sindacato sono il portato più visibile di una frammentazione sociale che genera particolarismi, favoritismi e ingiustizie.
     

  6. La strategia posta in essere nel campo delle liberalizzazioni, se si eccettuano limitate e contraddittorie innovazioni prevalentemente normative, sembra avere l’obiettivo di mortificare tutte quelle forme associative che fuoriescano dalla logica, peraltro antiquata e a senso unico, delle organizzazioni eredi del vetero-massimalismo.
     

  7. Le libere associazioni ed i corpi intermedi sono espressione autentica e originale della libertà diffusa nella società civile, intesa come ethos collettivo, grazie al quale le formazioni sociali intermedie sono in grado si conservare un ruolo specifico e propulsivo nell’evoluzione della società, sia garantendo condizioni positive di integrazione sociale delle singole persone, sia operando per far sì che le scelte di altri attori sociali ( in particolare di quelli dell’economia e della politica ) risultino compatibili con le premesse etiche poste alla base della convivenza pubblica.
     

  8. Senza una forte presenza dell’associazionismo, gli sforzi della democrazia subiscono una inaccettabile riduzione. La cooperazione, la cui presenza, in un assetto sociale correttamente pluralistico, rappresenta una insostituibile risorsa della democrazia, rischia, in carenza di radicamento culturale, di trasformarsi in elemento complementare, se pur atipico,  della grande imprenditoria.
     

  9. Il cittadino va assumendo la fisionomia del “suddito consumatore”, con i profili propri dell’egoismo, del materialismo e dell’individualismo.
     

  10. Alla modifica della società sotto l’aspetto strutturale ed economico, si accompagna l’affievolimento dei contenuti della morale naturale. E, in queste condizioni, non è ipotizzabile che il Paese possa affrontare adeguatamente la sfida che viene dal vivere in una società esposta a flussi immigratori crescenti e ad un multiculturalismo che, nella semplicistica e superficiale virtualità del “politicamente corretto”, smarrisce identità, valori, prerogative, specificità.
     

  11. D’altro canto, il ruolo della politica è diventato debole e marginale. I luoghi di elaborazione delle decisioni non sono le sedi previste dalla Costituzione repubblicana: quando lo sono, si limitano a prendere atto di scelte e proposte annunciate attraverso gli strumenti della videocrazia. Palazzo Chigi, Palazzo Madama e Montecitorio riflettono e ratificano quello che è emerso nei programmi di intrattenimento televisivo.
     

  12. Eppure la cultura del Paese è ancora capace di influenzare  l’Europa e il mondo. Le visioni totalizzanti sono superate e c’è una ripresa del pensiero forte e della grande tradizione umanistica, ambedue richiamantisi al messaggio d’amore e di verità proprio del cristianesimo.
     

  13. C’è una risorsa, in particolare, alla quale il nostro popolo ha fatto ricorso nei momenti più difficili della sua storia: la sapienza di intuire il valore del bene comune; l’impegno, attraverso le molteplici iniziative del volontariato, a lavorare in una dimensione autenticamente gratuita; la scelta di stare assieme nel rispetto della ragioni dell’altro.
     

  14. Alla messa in discussione del senso della politica possiamo rispondere, in questa fase:

    • restituendo il valore che è loro proprio alla famiglia e alla comunità civica, riconoscendole quali società più immediatamente rispondenti alla natura dell’uomo;

    • esaltando il principio di sussidiarietà, secondo il quale una società di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una società di ordine inferiore, ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessità e aiutarla a coordinare la sua azione con quella delle altre componenti sociali in vista del bene comune;

    • riscoprendo le potenzialità, la ricchezza culturale e il patrimonio di esperienza che sono le note caratteristiche, troppo spesso sottovalutate, dell’associazionismo.
       

  15. In questa prospettiva è importante che le organizzazioni che condividono finalità di programmi non si muovano in ordine sparso. Un organico coordinamento delle associazioni può promuovere un risveglio dell’opinione pubblica al fine di recuperare razionalità, intelligenza e passione alla politica, intesa come arte, scienza e servizio volti alla edificazione della Città.
     

  16. Con il rilancio del libero associazionismo si realizzerà una rinnovata legittimazione dei partiti politici che, ricostruendo un serio rapporto con la loro base, offriranno al “cittadino arbitro” la opportunità di scegliere in forza di programmi condivisi e di essere scelti in virtù di programmi limpidamente esposti, senza furberie e senza trasformismi. Una classe dirigente che si rispetti non è mai espressione di fossilizzate oligarchie. E’ lo specchio di una società civile che, nel confronto, nel dialogo e nella mediazione degli interessi e dei livelli di rappresentanza, sa diventare consapevole e matura società politica.
     

  17. Pensiamo che la risorsa del pluralismo associativo, tanto più incidente quanto più rilevanti sono le sensibilità espresse, rappresenti un valore aggiunto per offrire al Paese proposte di rinnovamento politico, sociale ed umano fondate sulla centralità della persona e sulle virtù del nostro popolo, in raccordo con le radici della società europea nelle sue peculiari espressioni storiche, culturali, istituzionali e religiose.