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Il manifesto
del Coordinamento
E’ il
testo miliare di ASSOFORUM nel quale sono configurati i principi
ispiratori del pluralismo associativo connotativo della nostra identità.
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È in atto una
trasformazione senza precedenti della società italiana. Il ricco
e articolato pluralismo culturale, sociale e produttivo che ha
connotato a lungo il Paese appare in declino, sollecitato da una
acritica accettazione della globalizzazione e da interventi di
governo ispirati alla razionalizzazione dell’esistente
attraverso misure caratterizzate, spesso, da settarismo e da
spirito di rivalsa.
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L’apertura
selvaggia dei mercati internazionali ed il trasferimento nel
campo del mercato d’impostazioni schematiche rischiano di
spalancare il Paese all’invasione delle produzioni realizzate
senza regole e determinano una sempre più evidente
marginalizzazione a danno della piccola e media industria.
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La
finanziarizzazione dell’economia, del resto, sta determinando un
fenomeno del tutto atipico, con l’acquisizione da parte degli
istituti di credito di partecipazioni decisive nella proprietà
d’interi settori produttivi. E la compenetrazione fra banca e
impresa fa saltare la concorrenza ed espone gli equilibri
economici a pesantissimi condizionamenti.
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Anche il
giornalismo, e in particolare l’assetto proprietario delle
testate, è troppo influenzato dall’impresa e dai relativi non
sempre trasparenti interessi.
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La mancanza di
chiarezza nella diversificazione delle responsabilità finisce
col determinare effetti negativi sul pluralismo, all’interno di
una società priva di controlli democraticamente verificabili. E
la crescita dell’indebitamento delle famiglie che non riescono
ad arrivare alla fine del mese, il preoccupate e per tanti
aspetti drammatico fenomeno della denatalità, la crisi di
identità del ceto medio, la sfiducia nelle istituzioni, la
ridotta rappresentatività del sindacato sono il portato più
visibile di una frammentazione sociale che genera particolarismi,
favoritismi e ingiustizie.
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La strategia posta
in essere nel campo delle liberalizzazioni, se si eccettuano
limitate e contraddittorie innovazioni prevalentemente
normative, sembra avere l’obiettivo di mortificare tutte quelle
forme associative che fuoriescano dalla logica, peraltro
antiquata e a senso unico, delle organizzazioni eredi del
vetero-massimalismo.
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Le libere
associazioni ed i corpi intermedi sono espressione autentica e
originale della libertà diffusa nella società civile, intesa
come ethos collettivo, grazie al quale le formazioni sociali
intermedie sono in grado si conservare un ruolo specifico e
propulsivo nell’evoluzione della società, sia garantendo
condizioni positive di integrazione sociale delle singole
persone, sia operando per far sì che le scelte di altri attori
sociali ( in particolare di quelli dell’economia e della
politica ) risultino compatibili con le premesse etiche poste
alla base della convivenza pubblica.
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Senza una forte
presenza dell’associazionismo, gli sforzi della democrazia
subiscono una inaccettabile riduzione. La cooperazione, la cui
presenza, in un assetto sociale correttamente pluralistico,
rappresenta una insostituibile risorsa della democrazia, rischia,
in carenza di radicamento culturale, di trasformarsi in elemento
complementare, se pur atipico, della grande imprenditoria.
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Il cittadino va
assumendo la fisionomia del “suddito consumatore”, con i profili
propri dell’egoismo, del materialismo e dell’individualismo.
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Alla modifica
della società sotto l’aspetto strutturale ed economico, si
accompagna l’affievolimento dei contenuti della morale naturale.
E, in queste condizioni, non è ipotizzabile che il Paese possa
affrontare adeguatamente la sfida che viene dal vivere in una
società esposta a flussi immigratori crescenti e ad un
multiculturalismo che, nella semplicistica e superficiale
virtualità del “politicamente corretto”, smarrisce identità,
valori, prerogative, specificità.
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D’altro canto, il
ruolo della politica è diventato debole e marginale. I luoghi di
elaborazione delle decisioni non sono le sedi previste dalla
Costituzione repubblicana: quando lo sono, si limitano a
prendere atto di scelte e proposte annunciate attraverso gli
strumenti della videocrazia. Palazzo Chigi, Palazzo Madama e
Montecitorio riflettono e ratificano quello che è emerso nei
programmi di intrattenimento televisivo.
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Eppure la cultura
del Paese è ancora capace di influenzare l’Europa e il mondo.
Le visioni totalizzanti sono superate e c’è una ripresa del
pensiero forte e della grande tradizione umanistica, ambedue
richiamantisi al messaggio d’amore e di verità proprio del
cristianesimo.
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C’è una risorsa,
in particolare, alla quale il nostro popolo ha fatto ricorso nei
momenti più difficili della sua storia: la sapienza di intuire
il valore del bene comune; l’impegno, attraverso le molteplici
iniziative del volontariato, a lavorare in una dimensione
autenticamente gratuita; la scelta di stare assieme nel rispetto
della ragioni dell’altro.
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Alla messa in
discussione del senso della politica possiamo rispondere, in
questa fase:
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restituendo
il valore che è loro proprio alla famiglia e alla comunità
civica, riconoscendole quali società più immediatamente
rispondenti alla natura dell’uomo;
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esaltando
il principio di sussidiarietà, secondo il quale una società
di ordine superiore non deve interferire nella vita interna
di una società di ordine inferiore, ma deve piuttosto
sostenerla in caso di necessità e aiutarla a coordinare la
sua azione con quella delle altre componenti sociali in
vista del bene comune;
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riscoprendo
le potenzialità, la ricchezza culturale e il patrimonio di
esperienza che sono le note caratteristiche, troppo spesso
sottovalutate, dell’associazionismo.
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In questa
prospettiva è importante che le organizzazioni che condividono
finalità di programmi non si muovano in ordine sparso. Un
organico coordinamento delle associazioni può promuovere un
risveglio dell’opinione pubblica al fine di recuperare
razionalità, intelligenza e passione alla politica, intesa come
arte, scienza e servizio volti alla edificazione della Città.
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Con il rilancio
del libero associazionismo si realizzerà una rinnovata
legittimazione dei partiti politici che, ricostruendo un serio
rapporto con la loro base, offriranno al “cittadino arbitro” la
opportunità di scegliere in forza di programmi condivisi e di
essere scelti in virtù di programmi limpidamente esposti, senza
furberie e senza trasformismi. Una classe dirigente che si
rispetti non è mai espressione di fossilizzate oligarchie. E’ lo
specchio di una società civile che, nel confronto, nel dialogo e
nella mediazione degli interessi e dei livelli di rappresentanza,
sa diventare consapevole e matura società politica.
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Pensiamo che la
risorsa del pluralismo associativo, tanto più incidente quanto
più rilevanti sono le sensibilità espresse, rappresenti un
valore aggiunto per offrire al Paese proposte di rinnovamento
politico, sociale ed umano fondate sulla centralità della
persona e sulle virtù del nostro popolo, in raccordo con le
radici della società europea nelle sue peculiari espressioni
storiche, culturali, istituzionali e religiose.
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